AI Customer Service: come usare l’intelligenza artificiale nel Customer Care

AI Customer Service
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Michela De Maria 2026-09-16

Il Customer Service sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Alla crescita dei canali digitali e conversazionali si aggiungono aspettative sempre più alte da parte dei clienti, che cercano risposte rapide, pertinenti e accessibili nel momento in cui ne hanno bisogno. In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo centrale nelle strategie di assistenza e Customer Experience.

Il cambiamento è già visibile nelle priorità delle aziende. Secondo lo State of Service 2025 di Salesforce, basato su una ricerca condotta su 6.500 professionisti del settore, l’AI è passata in un solo anno dal decimo al secondo posto tra le priorità dei responsabili del servizio clienti, subito dopo il miglioramento della Customer Experience. Le organizzazioni stimano inoltre che nel 2025 circa il 30% dei casi di assistenza sia già gestito con il supporto dell’intelligenza artificiale.

Parallelamente sta cambiando anche il modo in cui le persone cercano supporto. Una ricerca Gartner condotta nel 2025 su oltre 5.800 consumatori rileva che il 51% dei percorsi di Customer Service inizia ormai su piattaforme esterne all’azienda, come motori di ricerca, YouTube e strumenti di intelligenza artificiale generativa. Tra la Generazione Z la percentuale arriva al 74%. Il servizio clienti, quindi, non coincide più soltanto con il momento in cui un utente contatta un call center o apre una chat: la ricerca di informazioni e assistenza può iniziare molto prima e attraversare touchpoint differenti.

Anche all’interno dei team di assistenza cresce la necessità di trovare un equilibrio tra velocità, qualità e sostenibilità dei carichi di lavoro. Tecnologie come AI Customer Service, Conversational AI e sistemi di assistenza clienti automatizzata stanno entrando in questo spazio non soltanto per gestire un maggior numero di interazioni, ma anche per affiancare gli operatori nelle attività quotidiane. Nel 2025, il 79% degli agenti intervistati da Zendesk dichiarava che utilizzare l’AI come “copilot” migliorava la propria capacità di offrire un servizio di qualità.

Il tema, quindi, non riguarda semplicemente l’introduzione di un nuovo strumento nel Customer Care. Riguarda un cambiamento più ampio nel modo in cui aziende, tecnologie e persone possono collaborare per gestire la relazione con il cliente. Ma cosa significa concretamente parlare di AI Customer Service e quale ruolo può avere oggi l’intelligenza artificiale nel Customer Care?

Cos’è l’AI Customer Service

Con AI Customer Service si intende l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per supportare e rendere più efficiente la gestione delle richieste dei clienti. Non si tratta di un singolo strumento, ma di un insieme di tecnologie che possono intervenire in diversi momenti dell’assistenza: dalla comprensione di una domanda alla ricerca delle informazioni necessarie, fino alla formulazione di una risposta o all’esecuzione di determinate attività.

Queste soluzioni possono essere integrate nei canali conversazionali, nelle piattaforme utilizzate dagli operatori o nei sistemi aziendali già in uso. Il loro livello di autonomia può variare molto: alcune si limitano a suggerire contenuti o risposte, mentre altre sono in grado di gestire direttamente parte dell’interazione e mantenere il contesto nel corso della conversazione.

È uno dei principali elementi di differenza rispetto ai tradizionali sistemi di risposta automatica. Le soluzioni basate su regole seguono percorsi e istruzioni predefinite; quelle più evolute possono invece interpretare il linguaggio naturale, riconoscere richieste formulate in modi differenti e adattare la risposta alle informazioni disponibili.

L’obiettivo non è automatizzare indistintamente ogni contatto con il cliente, ma individuare dove la tecnologia può realmente semplificare il lavoro: gestendo le richieste più semplici e ricorrenti, aiutando gli operatori a recuperare più velocemente le informazioni e lasciando alle persone i casi che richiedono valutazione, empatia o maggiore complessità.

L’intelligenza artificiale applicata al servizio clienti può quindi assumere forme diverse: da un assistente che affianca l’operatore durante la conversazione a sistemi capaci di interagire direttamente con l’utente, fino a soluzioni più autonome che possono collegarsi a dati, applicazioni e processi aziendali.

Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale nel servizio clienti

L’intelligenza artificiale può intervenire in diversi momenti della relazione con il cliente, con livelli di autonomia differenti. In alcuni casi lavora in modo quasi invisibile, aiutando gli operatori a trovare informazioni o suggerire risposte; in altri può gestire direttamente parte dell’interazione, soprattutto quando la richiesta è semplice, ricorrente o facilmente riconoscibile.

1. Gestire le richieste più frequenti

Una delle applicazioni più immediate riguarda le domande ripetitive: stato di un ordine, orari di apertura, disponibilità di un prodotto, modalità di reso o informazioni su una prenotazione. Automatizzare questo tipo di richieste permette di offrire risposte rapide anche fuori dagli orari di assistenza, senza impegnare ogni volta un operatore.

2. Comprendere il contesto della conversazione

Le soluzioni più evolute non si limitano a riconoscere singole parole chiave. Possono analizzare il significato della richiesta, tenere conto dei messaggi precedenti e utilizzare le informazioni disponibili per costruire una risposta più pertinente. Questo rende l’interazione meno rigida rispetto ai tradizionali percorsi predefiniti.

3. Supportare gli operatori durante l’assistenza

L’automazione non riguarda solo il rapporto diretto con il cliente. Può anche lavorare dietro le quinte, suggerendo risposte, riassumendo conversazioni, recuperando dati dai sistemi aziendali o indicando contenuti utili. In questo modo l’operatore può concentrarsi maggiormente sulla gestione del caso, riducendo il tempo dedicato alla ricerca delle informazioni.

4. Indirizzare ogni richiesta verso il percorso più adatto

Un altro utilizzo riguarda la classificazione e lo smistamento delle conversazioni. In base al contenuto del messaggio, alla priorità o al tipo di esigenza, il sistema può indirizzare la richiesta al reparto corretto oppure stabilire quando è opportuno coinvolgere una persona.

5. Eseguire attività collegate ai sistemi aziendali

Quando la tecnologia è integrata con CRM, piattaforme e applicazioni interne, il suo ruolo può andare oltre la semplice risposta. Può, ad esempio, recuperare lo stato di una spedizione, verificare una prenotazione, aggiornare alcuni dati o avviare un processo previsto dall’azienda.

Il risultato è un modello di assistenza in cui automazione e intervento umano possono convivere: la tecnologia gestisce ciò che può essere standardizzato o velocizzato, mentre le persone mantengono un ruolo centrale nei casi che richiedono valutazione, relazione e maggiore complessità.

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Chatbot tradizionale, chatbot con AI e AI Agent: quali sono le differenze?

Non tutti i sistemi automatici utilizzati nel servizio clienti funzionano allo stesso modo. Dietro definizioni che a volte vengono usate come sinonimi esistono in realtà tecnologie con logiche, capacità e livelli di autonomia differenti. Per questo, quando si parla di automazione dell’assistenza, è utile distinguere tra strumenti che seguono percorsi predefiniti, soluzioni in grado di interpretare il linguaggio naturale e sistemi più evoluti capaci di coordinare azioni e interagire con dati e applicazioni.

La differenza principale non riguarda solo il modo in cui viene formulata una risposta, ma anche il ruolo che ogni tecnologia può avere all’interno della relazione con il cliente. Alcune sono particolarmente adatte a gestire FAQ, richieste semplici e flussi guidati; altre risultano più efficaci quando la conversazione richiede maggiore flessibilità, comprensione del contesto o collegamenti con i sistemi aziendali.

La tabella seguente aiuta a visualizzare in modo sintetico queste differenze:

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Come emerge dal confronto, non esiste una soluzione unica valida per ogni esigenza. Un chatbot tradizionale può essere efficace in contesti ben strutturati e ricorrenti; un chatbot con AI è più adatto quando serve un’interazione più naturale e meno rigida; un AI Agent entra in gioco quando l’obiettivo non è solo rispondere, ma anche svolgere attività, coordinare passaggi diversi e interagire con più sistemi.

La scelta dipende quindi dal tipo di esperienza che si vuole offrire, dalla complessità delle richieste e dal livello di integrazione richiesto. In molti casi, queste tecnologie non si escludono a vicenda, ma possono convivere all’interno della stessa strategia, con ruoli complementari nei diversi momenti del servizio clienti.

AI Customer Service e assistenza omnicanale

Oggi il servizio clienti non si sviluppa più in un unico punto di contatto. Una richiesta può iniziare su WhatsApp, proseguire via web chat, trasformarsi in un’interazione gestita da un operatore e chiudersi con una notifica o un messaggio di aggiornamento. In questo contesto, il tema non è solo introdurre strumenti più evoluti, ma renderli coerenti all’interno di un’esperienza che attraversa canali diversi.

È proprio qui che l’intelligenza artificiale può assumere un ruolo rilevante. Non come canale a sé, ma come livello di supporto trasversale capace di contribuire alla comprensione delle richieste, alla continuità della conversazione e alla gestione delle informazioni lungo l’intero percorso del cliente. Questo approccio consente di evitare interazioni frammentate, ridurre i passaggi inutili e mantenere maggiore coerenza tra i diversi touchpoint.

In un modello omnicanale, uno degli aspetti più importanti è la continuità. Il cliente si aspetta che l’azienda riconosca il contesto della sua richiesta anche quando cambia punto di contatto o quando la conversazione passa da un sistema automatico a una persona. Per questo, il valore non dipende solo dalla qualità della risposta, ma anche dalla capacità di mantenere memoria, contesto e rilevanza nel corso dell’interazione.

L’applicazione pratica può assumere forme diverse. Su WhatsApp, ad esempio, una persona può chiedere informazioni su un ordine o su una prenotazione; su una web chat può approfondire il problema; in una fase successiva può essere coinvolto un operatore, già supportato dai dati raccolti nei passaggi precedenti. In altri casi, SMS, email o notifiche possono intervenire come canali complementari per conferme, aggiornamenti o promemoria.

In quest’ottica, l’obiettivo non è presidiare più canali in modo indipendente, ma costruire un’assistenza più integrata, in cui automazione, intervento umano e sistemi aziendali collaborano in modo coerente. È in questa integrazione che l’AI Customer Service trova una delle sue applicazioni più interessanti.

Dove trova applicazione l’AI Customer Service

In un modello di assistenza omnicanale, l’intelligenza artificiale trova applicazione soprattutto nei momenti in cui il cliente ha bisogno di ottenere rapidamente un’informazione, completare un’azione o ricevere supporto senza interrompere il proprio percorso. Il punto non è automatizzare ogni interazione, ma individuare quelle attività in cui velocità, continuità e accesso ai dati possono migliorare concretamente l’esperienza.

Gli ambiti di utilizzo cambiano in base al settore e ai processi aziendali: dalla gestione degli ordini alle modifiche di una prenotazione, dalla consultazione di una bolletta fino al monitoraggio di una pratica. In tutti questi casi, la tecnologia può diventare più efficace quando è collegata ai sistemi che contengono le informazioni necessarie per rispondere o agire.

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Gli esempi mostrano un elemento comune: il valore non sta soltanto nella capacità di rispondere a una domanda, ma nel rendere la conversazione parte di un processo più ampio. Quando dati, canali e applicazioni lavorano insieme, il servizio può diventare più continuo e coerente, lasciando agli operatori la gestione delle situazioni che richiedono maggiore attenzione o valutazione.

Come implementare l’AI nel Customer Care

Da un punto di vista tecnico, implementare l’intelligenza artificiale nel servizio clienti significa soprattutto collegare il layer conversazionale ai dati e ai sistemi che permettono di rispondere o compiere azioni. Il modello linguistico, da solo, non è sufficiente: per essere realmente utile deve poter accedere in modo controllato a CRM, gestionali, piattaforme di ticketing, sistemi di prenotazione, cataloghi, knowledge base e altri applicativi aziendali.

L’architettura può essere costruita attraverso API, webhook e connettori che consentono al sistema di interrogare fonti esterne e restituire informazioni aggiornate durante la conversazione. Se un cliente chiede lo stato di un ordine, ad esempio, la risposta non dovrebbe provenire da una conoscenza generica del modello, ma da una chiamata al sistema che contiene il dato reale. Lo stesso principio vale per prenotazioni, pratiche, disponibilità o informazioni contrattuali.

Un altro elemento centrale è la gestione della conoscenza. Documentazione, FAQ, procedure interne e contenuti di supporto possono essere resi disponibili attraverso sistemi di retrieval, che recuperano solo le informazioni pertinenti alla richiesta prima di generare la risposta. Questo approccio permette di lavorare su fonti aziendali aggiornate e ridurre il rischio di risposte non coerenti con i dati disponibili.

Quando il sistema deve andare oltre la risposta e svolgere un’attività, entra in gioco un livello di orchestrazione. Il motore conversazionale può riconoscere l’intento, individuare il tool o il servizio corretto, eseguire una chiamata API e restituire l’esito all’utente. In scenari più evoluti, questo flusso può includere più passaggi coordinati, ad esempio verificare un dato, aggiornare una pratica e inviare una conferma sul canale scelto.

L’implementazione deve inoltre prevedere controlli, permessi e fallback. Non tutte le richieste possono essere gestite automaticamente e non tutti i dati devono essere accessibili allo stesso modo. Per questo è importante definire quali azioni possono essere eseguite in autonomia, quali richiedono una conferma e quando la conversazione deve essere trasferita a un operatore, mantenendo disponibili storico e contesto.

Infine, il sistema va monitorato come qualsiasi altro componente applicativo: qualità delle risposte, tempi di elaborazione, errori, chiamate ai servizi esterni, escalation e completamento delle attività diventano metriche utili per capire dove intervenire. In questo modo l’AI Customer Service non viene trattata come un elemento isolato, ma come parte dell’architettura digitale e dei processi aziendali.

Per costruire un servizio clienti realmente evoluto non basta introdurre un chatbot o un modello di intelligenza artificiale. Serve un ecosistema in cui canali, dati, automazione e operatori siano collegati tra loro e possano lavorare sullo stesso flusso di conversazione.

Con LINK Mobility, questo approccio può essere costruito mettendo in relazione i principali canali di business messaging con una piattaforma conversazionale capace di gestire interazioni, informazioni e passaggi tra automazione e assistenza umana. WhatsApp Business Platform (API), SMS, RCS e altri touchpoint possono così diventare parte di un’esperienza coerente, invece di funzionare come strumenti separati.

Un ruolo centrale è svolto da MyLINK Connect, che permette di gestire le conversazioni da un unico ambiente e di organizzare il lavoro degli operatori. A questo livello possono affiancarsi soluzioni basate su AI, dai chatbot evoluti fino agli AI Agent, per interpretare le richieste, recuperare informazioni e automatizzare alcune attività quando il processo lo consente.

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Il valore aumenta ulteriormente quando la piattaforma è integrata con CRM, sistemi aziendali, database e applicazioni esterne. In questo modo, la conversazione non rimane isolata dal resto dell’infrastruttura: può utilizzare dati aggiornati, attivare processi e restituire risposte più pertinenti rispetto alla situazione specifica del cliente.

L’obiettivo è quindi costruire un modello di assistenza in cui automazione e intervento umano siano complementari. Le richieste più semplici possono essere gestite in modo automatico, mentre quelle più complesse possono essere trasferite agli operatori mantenendo il contesto della conversazione e le informazioni già raccolte.

In questa logica, l’AI Customer Service diventa parte di una strategia più ampia di customer engagement omnicanale, in cui tecnologia, persone e sistemi aziendali contribuiscono insieme a rendere la relazione con il cliente più continua, accessibile e integrata.

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